Dove diventa decisiva
La videoendoscopia è la mia risposta a una situazione frequente: devo vedere dentro un punto che non posso raggiungere, e non voglio demolire per scoprire cosa c’è. Una microcamera montata su una sonda — flessibile o rigida a seconda del caso — entra da un foro di pochi millimetri e mi manda le immagini in tempo reale su un monitor. Quello che prima si poteva solo ipotizzare, lo guardo davvero.
La uso per ispezionare intercapedini delle pareti, controsoffitti, cavità nascoste, canne fumarie, condotti e tubazioni. Mi serve per capire com’è fatta una stratigrafia che non conosco, per cercare la presenza di muffa o acqua dentro un’intercapedine, o per seguire il percorso di una tubazione prima di intervenire.
Il suo momento migliore è quando si accompagna alla ricerca di un’infiltrazione. La termografia o l’igrometria mi dicono dove c’è un’anomalia dietro un muro; la videoendoscopia mi permette di fare quel piccolo foro nel punto giusto e vedere con i miei occhi la causa — una guaina rotta, un tubo che gocciola, una condensa intrappolata. È la differenza tra consegnare al cliente un’ipotesi e consegnargli una fotografia del problema. Un solo limite, che dico sempre: la sonda vede dove punta e ha bisogno della sua luce, quindi il foro va fatto nel punto giusto, ed è proprio quello il valore di chi la sa usare.