Come carico una struttura
La prova di carico è il momento in cui smetto di calcolare e metto la struttura davanti alla realtà: le applico il peso che dovrà sopportare e guardo come reagisce. Non stimo, misuro. È la differenza tra dire "dovrebbe reggere" e verificarlo sul campo, con i numeri della deformazione sotto carico.
Su questo metodo sono operatore certificato di Livello 2 secondo la UNI/PdR 56 e il regolamento RINA, una qualifica specifica proprio per le prove di carico in campo civile. Non è un dettaglio: vuol dire che la prova segue una procedura riconosciuta e che i risultati sono documentati in modo da poter essere utilizzati in un collaudo statico o davanti a un giudice.
Il carico lo applico per gradi, mai tutto in una volta, e a ogni passo registro l’abbassamento con flessimetri posizionati sui punti significativi. Il dato che mi interessa di più non è quanto la struttura si abbassa sotto il peso massimo, ma quanto recupera quando il carico viene tolto: una struttura sana torna quasi del tutto a posto, una in difficoltà conserva una deformazione residua. È lì che leggo il suo vero stato di salute.
Il peso lo costruisco in base a cosa devo provare. Sui solai e sulle travi uso serbatoi che riempio d’acqua poco per volta, così controllo il carico al litro, oppure sacchi di sabbia quando devo concentrarlo. Per le rampe carrabili porto direttamente il peso vero, con autoarticolati posizionati sul punto da verificare.
Le situazioni tipiche sono il collaudo di una costruzione nuova, la verifica di un solaio prima di cambiargli destinazione — da abitazione ad archivio, da ufficio a magazzino, dove i pesi cambiano parecchio — e i casi in cui un solaio flette o "balla" e il proprietario vuole una risposta basata su misure.