Pacometria: Mappatura delle Armature e del Copriferro

Pacometria

Fin dove arriva, e fin dove no

La pacometria è la prima cosa che faccio quando devo "vedere dentro" un elemento in cemento armato senza romperlo. Il pacometro sfrutta l’induzione elettromagnetica: avvicinandolo alla superficie rileva i ferri nascosti nel getto, e da lì ricostruisco dove passano le armature, a che interasse e con quale copriferro — cioè quanto calcestruzzo c’è tra la superficie e il ferro.

Quel copriferro non è un dettaglio da poco. È lo strato che protegge l’acciaio dalla corrosione: se è troppo sottile, il ferro è esposto e l’elemento durerà molto meno di quanto dovrebbe. Per questo è uno dei dati che misuro sempre quando devo valutare lo stato di salute di una struttura esistente, ed è anche un’informazione che serve a ricostruire l’armatura reale di un edificio di cui non si hanno più i disegni.

Sono diretto sui limiti: il pacometro lavora bene sui primi centimetri, ma in presenza di armature molto fitte o sovrapposte fatica a distinguere i singoli ferri, e la stima del diametro resta appunto una stima. Quando devo andare oltre — sapere se quel ferro è corroso, non solo dove sta — la pacometria diventa il primo passo e proseguo con il rebar test e con il carbon test per valutare la carbonatazione. La pacometria mi dice dov’è l’armatura; gli altri controlli mi dicono come sta.