Pull-Out Test: Resistenza del Calcestruzzo in Opera

Pull-out test

Quando lo uso

Il pull-out test mi serve quando devo sapere quanto è davvero resistente il calcestruzzo di una struttura già costruita, non quello che dovrebbe essere sulla carta. È una prova diretta sul cemento armato, e la eseguo seguendo la norma UNI EN 12504-3.

Funziona così: inserisco un inserto metallico nel calcestruzzo indurito e poi, con un martinetto a tiro che contrasta su un anello d’appoggio, misuro la forza che serve per estrarlo. Nel momento dello strappo il calcestruzzo cede formando un piccolo cono di materiale; la pressione che leggo sul manometro, in bar, la converto nella resistenza a compressione tramite una curva di correlazione. È da qui che ricavo il numero che cerco.

La chiamo semi-distruttiva, e lo dico subito al cliente: lascia un piccolo segno nel punto in cui lavoro, che poi si ripristina. In cambio dà un dato molto più solido di una prova solo superficiale come lo sclerometro.

Lo propongo soprattutto in due situazioni. Sugli edifici nuovi, in fase di collaudo, quando bisogna confermare che il calcestruzzo gettato raggiunge la resistenza di progetto. E sugli edifici esistenti, quando devo capire con cosa ho a che fare prima di un cambio d’uso, un ampliamento o un rinforzo — perché su una struttura di trent’anni fa il dato di progetto, ammesso che esista, spesso non corrisponde più alla realtà.

Quasi mai lo uso da solo. Lo abbino allo sclerometro, che mi dà una mappatura rapida su tante zone, e tengo il pull-out per i punti dove serve il numero che regge in relazione. È la combinazione che dà la risposta più affidabile senza moltiplicare i costi.