Perché lo preferisco quando si tratta di rompere
Il gas tracciante lo uso quando una perdita c’è di sicuro ma è impossibile dire dove, perché la tubazione corre annegata in un massetto o dentro un muro. Invece di demolire a tentativi — che è la cosa che il cliente teme di più — introduco nella tubazione una miscela di gas leggero (idrogeno e azoto, sicuro e inerte). Le molecole sono talmente piccole che escono anche dalla microfessura più sottile, risalgono attraverso massetto e pavimento e arrivano in superficie, dove le intercetto con un rilevatore.
Dove il rilevatore segnala la concentrazione più alta, lì sotto c’è la perdita. Il punto è quello, non l’intera stanza.
Il valore di questa tecnica è tutto nel risparmio sul ripristino. Una perdita su un impianto sotto pavimento, cercata a occhio, può voler dire spaccare metri quadri di piastrelle sperando di indovinare. Con il gas tracciante circoscrivo l’intervento a una piazzola di pochi centimetri: si rompe lì, si ripara, si richiude. È particolarmente efficace sugli impianti idraulici e di riscaldamento annegati, dove l’acqua non lascia tracce visibili in superficie finché il danno non è ormai esteso. Quando la perdita è in pressione e su tubazione metallica, spesso lo affianco alla geofonia, che lavora sul rumore.
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